Festival VolterraTeatro: una comunità di persone insieme per la Città Ideale

In principio è stata la conferenza stampa al Binario 10 di Santa Maria Novella. L’11 luglio,  rappresentanti delle istituzioni, giornalisti, artisti, sponsors e una quantità inattesa di pubblico, hanno raccolto l’invito di Armando Punzo a uscire dai luoghi deputati alla presentazione di eventi ufficiali, e si sono raccolti all’imbocco del binario centrale della stazione di Firenze per la presentazione alla stampa della trentesima edizione del Festival VolterraTeatro.

Senza microfono, senza permessi ufficiali, come se un gruppo di amici, una comunità speciale, si stesse riunendo per partire per un viaggio, per condividere un percorso, un’idea straordinaria, in un luogo non adeguato, in un luogo del reale. Arrivati alla stazione ci hanno chiesto di spostarci un pò più in là e noi ci siamo spostati. E poi ci hanno chiesto di spostarci ancora, e noi ci siamo spostati. Finché abbiamo trovato un posto dove abbiamo potuto raccontare il progetto della Città Ideale. Che voleva essere esattamente questo: come conquistare spazio alla cultura, in questa realtà aggressiva che a quella cultura sembra proprio non voler lasciare spazio.

Ultima Frontiera - Arte (Ri)Costituente [foto: Stefano Vaja]

Ultima Frontiera – Arte (Ri)Costituente [foto: Stefano Vaja]

In quella prima occasione pubblica, che ha assunto un eccezionale valore metaforico proprio per l’evidente impossibilità di parlare, di stare insieme per raccontarsi un progetto culturale, è apparso subito evidente il senso proposto dalla Città Ideale: non si trattava di presentare gli  spettacoli di una rassegna, ma di invitare le persone a prender parte a qualcosa di più grande; si trattava di utilizzare il linguaggio dell’arte e in particolar modo del teatro, per dare l’unica forma possibile a quella resistenza culturale – che è la proposta di una vera e propria civiltà basata sulla cultura, la bellezza e la sete di conoscenza – che anima da sempre i Teatri dell’Impossibile di Armando Punzo. E si trattava di metterne da subito in evidenza la difficoltà, il limite culturale politico e sociale, l’impossibile da mettere in conto e sfidare.

Gli Omini - Ci scusiamo per il disagio [foto: Stefano Vaja]

Gli Omini – Ci scusiamo per il disagio [foto: Stefano Vaja]

Senza retorica, e senza neanche troppa simbologia e metaforicità, il senso della Città Ideale era piuttosto una concreta e dettagliata progettazione di futuro: «rompere la cappa che asfissia tutto e tutti, rischiare, fare mosse non previste dagli altri, inaspettate. Di fronte al lento stagnante degrado, dire una parola che alzasse il vento, che scatenasse la tempesta delle idee contro il piattume delle banali opinioni, una parola che alzasse il velo, scoprisse le carte truccate, i bari, gli ipocriti, i falsi paladini, i corrotti e gli inconsapevoli distruttori. Una parola che legasse pensieri e azioni, una parola che fosse vera necessità. Una ostinata parola per tutti, che comprendesse tutti, che non escludesse nessuno, neanche chi dice di disprezzarla. Un progetto di comunità che si realizzasse sul palcoscenico di un teatro per tutti, sogno di antica civiltà, di futuro glorioso e senza timore, che riflette il bisogno di non essere soli, ma uniti. Il teatro è comunità e sogno di comunità, e dove questo viene svilito l’uomo non ha altro futuro al di fuori di quello già scritto, scritto da altri. Perché Volterra deve aspirare a un grande progetto di teatro diffuso, che sia all’altezza di un grande progetto di comunità. Una grande utopia realizzabile» (Armando Punzo).

Archivio Zeta - Yoknapatawpha [foto: Stefano Vaja]

Archivio Zeta – Yoknapatawpha [foto: Stefano Vaja]

VolterraTeatro doveva allora essere un’opera nel suo insieme, attraverso una sinfonia di spettacoli, palcoscenici, atmosfere, incontri che sprigionassero il senso della possibilità dell’Impossibile, che sperimentassero una lingua attraverso cui pensare l’impensato. La Città Ideale era immaginata come una figura luminosa, un invito all’ideare, al concepire sogni più alti, delle idee per un modello di civiltà che vanno molto oltre il tempo, lo spazio e i dettagli che ci riguardano da vicino, fondato sul senso del poter fare, contro ogni apparente, novecentesca, stanchezza e impossibilità. Il festival era pensato e programmato come laboratorio sull’essere umano, come punto di partenza per un progetto di civiltà, un concorso di idee, un’azione costitutiva. Ancora una volta, con la irrinunciabile collaborazione di tantissimi cittadini di ogni età impegnati in prima persona per tutto l’anno nel cantiere creativo, sotto la guida di maestri vicini al sentire e all’agire, poetico ed etico, del festival.

Archivio Zeta - Yoknapatawpha [foto: Stefano Vaja]

Archivio Zeta – Yoknapatawpha [foto: Stefano Vaja]

La scommessa era duplice. Da un lato bisognava portare alle estreme conseguenze ciò che col progetto Mercuzio era diventato evidente: essere in tanti, chiamare in causa tutti, coinvolgere nei processi culturali e nelle grandi operazioni poetiche e artistiche tutta la comunità, quella che a Volterra e negli altri comuni del Festival VolterraTeatro ci vive e quella che per il Festival si costituisce con l’arrivo di migliaia tra artisti, spettatori, professionisti volontari, stagisti e giornalisti da tutta Italia e dal mondo. Fare del teatro la lingua di una nuova inattesa e profonda relazione, creare delle connessioni che la nostra vita sociale logora e propone in una veste solo apparente, fatta spesso di falsi buonismi e relazioni superficiali. Dall’altro trovare una casa a questo desiderio, costruire un crocevia che avesse una architettura visibile, un luogo in cui potersi davvero, concretamente incontrare; fare del Teatro Persio Flacco il teatro ideale, il modello di una casa della cultura, grazie a una collaborazione di valore inestimabile e storico con l’ Accademia dei Riuniti che ci ha affidato con fiducia ed entusiasmo la gestione  indipendente e inusuale degli spazi del Teatro.

È così che si sono incontrati, mescolati, conosciuti, contagiati, e incrociati, tra Fortezza Medicea e Teatro Persio Flacco, in un andirivieni gioioso, artisti del calibro di Armando Punzo e Roberto Latini, Massimiliano Civica e l’amato Teatro delle Ariette, Andrea Salvadori, Gli Omini, i numerossissimi Manovalanza Teatro di Adriana Follieri, gli straordinari Ginetta Maria Fino e Pino Mainieri, Graziano Graziani e Isole Comprese Teatro e i trenta giovani dell’associazione VaiOltre! coinvolti in ogni aspetto dell’organizzazione del festival, sul palscenico con Armando Punzo e nella stesura di una propria costituzione ideale, e i sessanta cittadini di Volterra e di Bologna guidati da Archivio Zeta, e filosofi e pensatori come Mario Perniola e il direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi, scrittori, pittori, poeti, e quell’esercito di oltre trenta tra poeti e artisti dell’Associazione Ultima Frontiera che ogni anno elaborano quasi spontaneamente progetti sulla base delle visioni condivise del direttore artistico, e le decine di persone comuni e di giovani che hanno seguito – altrettanto spontaneamente – il lavoro della Compagnia della Fortezza in carcere; e i giornalisti, oltre settanta accreditati, molti dei quali hanno seguito le prove, di giorno o di notte, frequentando gli artisti all’Utopia Bistrot allestito da Quo Vadis, intervistandoli nel meraviglioso bookshoop tematico reso possibile solo dall’intelligenza e la passione della libreria L’Araldo. Ed è così che il Teatro Persio Flacco, cuore veramente pulsante del festival, è stato aperto alla città per diciotto ore al giorno, abitato in ogni spazio e a ogni ora da spettacoli di caratura internazionale e insieme da laboratori per centinaia di bambini, invaso da musica e parole, pittura e colori, vinavyl e opere d’arte, mostre, tamburi, percussioni, persone che parlano, ascoltano, pensano, leggendo il Ro.Ro.Ro, il giornale tematico che al secondo anno di pubblicazione è già diventato un grande classico del Festival.

Archivio Zeta - Yoknapatawpha [foto: Stefano Vaja]

Archivio Zeta – Yoknapatawpha [foto: Stefano Vaja]

I numeri sono fondamentali, e i dati danno il senso della straordinarietà di questa edizione, ma non rappresentano che una conseguenza diretta di un progetto che ha davvero, concretamente, coinvolto migliaia di persone e innescato relazioni. Il risultato di un lavoro trentennale basato sulle relazioni a lungo termine, sulla formazione dei giovani, sull’investimento umano e culturale senza compromessi, senza mediazioni e senza inseguimenti di mode passeggere. Oltre cento artisti chiamati in causa, molti dei quali si sono contaminati l’un l’altro, mescolandosi nelle produzioni, partecipando l’uno alla creazione degli altri e viceversa. Oltre venti strutture ricettive impegnate, circa duecento notti prenotate direttamente dal festival, ristoranti sempre pieni. Sold out quasi a tutti gli spettacoli presentati all’interno del Teatro Persio Flacco, di cui resterà il ricordo di un luogo sempre aperto e strapieno; oltre millecinquecento spettatori per la Compagnia della Fortezza in carcere e grande pubblico al Teatro Florentia di Larderello, così come al suggestivo spettacolo degli Omini alla Stazione di Saline di Volterra;  un boom di spettatori – conferma, più che sorpresa -  per il progetto di Archivio Zeta con i cittadini di Volterra e Bologna; grandissimo entusiasmo, partecipazione e divertimento per il corteo di poeti e artisti di Arte Ricostituente con Ultima Frontiera e i Santini del Prete, e per il grande happening di tamburi e percussioni di Marzio del Testa in Piazza dei Priori, applausi e soddisfazioni per il progetto del Teatro delle Ariette che ha fatto tappa, oltre che a Volterra, a Pomarance, Montecatini V.C. e Castelnuovo V.C. Visitatissime le mostre del Festival, da quella in Piazza dei Priori dedicata ai trent’anni di VolterraTeatro a quelle di Manola Del Testa, Ginetta Maria Fino e Ultima Frontiera al Teatro Persio Flacco. Incontri con gli autori, convegni e tavole rotonde sempre frequentatissime, a testimonianza della grande necessità di dialogare, discutere, ascoltare, conoscere, oltre che vedere spettacoli. Un volume di interazioni sul sito e sui social networks impressionante: circa 50.000 persone raggiunte dalla pagina facebook di VolterraTeatro. Nella sola settimana del festival si contano 5294 visite giornaliere sul sito www.volterrateatro.it, di cui mediamente il 56,63% di nuovi visitatori.

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Per questo ringraziamo gli artisti, i cittadini, il pubblico, le istituzioni che promuovono il Festival, in primo luogo il Comune di Volterra e poi i Comuni di Pomarance, Montecatini e Castelnuovo, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, il Ministero della Giustizia-Casa di Reclusione di Volterra e il personale di Polizia Penitenziaria. E ancora, la Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, storica sostenitrice del Festival e il Consorzio Turistico Volterra Valdicecina.

Decine e decine le associazioni, i gruppi e i partners coinvolti, senza cui il festival non avrebbe avuto lo stesso valore, dal SIAF Scuola Internazionale di Alta Formazione,  ad A.C.D. Giovanile Valdicecina, G.I.A.S.C. Saline di Volterra, UISP sez. Volterra,  Associazione Officina Rolandi, Emergency Volterra, Associazione Ultima Frontiera, Rassegna Fra Terra e Cielo, Officine Papage, Cooperativa Larderello Mare, Libreria L’Araldo,  Pub Quo Vadis, RFI – Rete Ferroviaria Italiana S.p.A.; e tanti, quest’anno, anche gli sponsor, tra cui Enel Green Power, Alleanza Assicurazioni, i maestri soffiatori del Consorzio del Cristallo di Colle Val d’Elsa/Cristalleria ColleVilca, Cuffie Silent System, Conad e altri, che hanno aderito al progetto con la passione di chi investe in un progetto culturale in cui crede davvero, ben lontani dal freddo  e asettico investimento economico che non produce alcuna relazione.  Persone, relazioni, nostalgia di pensiero, futuro e felicità sono d’altronde le parole chiave di un festival che  molto più che una vetrina di spettacoli – come segnala la stampa – «si dimostra un momento di profonda riflessione sul teatro e sul nostro tempo. Con spiccata – mai ingenua – sensibilità Armando Punzo non ci consegna risposte ma ci porge domande su cui giungere a interrogarci assieme».

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ARMANDO PUNZO/VAI OLTRE!
VAI OLTRE. LE CITTÀ IDEALI

In un tempo in cui il mondo della cultura sembra in piena vigilia d’apocalisse, in cui tutto sembra impossibile, in cui si corre al riparo rifugiandosi in monologhi e solitudini nell’attesa che la tempesta passi, VolterraTeatro ha voluto soffiare nella sua programmazione il valore di una fiducia da ritrovare e da pretendere. Lungi dall’essere un progetto utopico e irrealizzabile, la Città Ideale l’abbiamo vista sorgere davvero nella corsa gioiosa dei giovani di VaiOltre! sul palcoscenico di una creazione collettiva guidata da Punzo che è diventata un manifesto del Festival: «non bisogna più sforzarsi di stare fermi, bisogna guadagnare terreno, conquistare! E chi non vuol intraprendere una lotta accanita di sforzi inutili, pericoli profondi e trappole, chi non è pronto a dare tutto per sentirsi vivere, non ha bisogno di essere qui con noi. Correte! Correte! La corsa non può che essere una corsa di gioia».

Arriverderci al prossimo anno!

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